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lunedì 2 giugno 2025

Nella tana dell'orso. Le basi navali russe nella penisola di Kola

 


PARTE SECONDA: LE BASI NAVALI NELLA PENISOLA DI KOLA


Nota generale

Questo studio deve intendersi come seconda parte di una serie che continuerà con l’esame delle basi e delle risorse russe lungo la costiera continentale siberiana e di cui la prima parte è già stata pubblicata  con il titolo di Passaggio a nord. La militarizzazione russa dell’Artico ed il controllo della rotta settentrionale”.


Introduzione

Nelle settimane scorse abbiamo esaminato il dispositivo militare aeronavale russo nell’Artico con focus particolare sulle isole siberiane a nord della terraferma continentale, dove di recente sono state riattivate ed ammodernate le vecchie basi sovietiche: vero e proprio antemurale geograficamente distribuito tra la penisola di Kola e lo stretto di Bering. Non a caso, in similitudine con la strategia insulare cinese tra il Mare Giallo e l’Oceano Indiano, avevamo parlato di “filo di perle”, posto in quel caso a tutela della Via della Seta e nell’Artico invece a protezione della Northern Sea Route, nelle sue varianti più o meno a ridosso del Polo.


E sempre non a caso avevamo parlato anche del concetto russo di “bastione” ossia una regione strategica ad alta sicurezza favorita da particolari condizioni geografiche ed implementata da un potente dispositivo militare multidominio, in grado se non proprio di interdire almeno di contendere lo spazio ad eventuali forze ostili che volessero violarlo.

La Penisola di Kola, fin dai tempi sovietici è uno di quei bastioni (gli altri sono il Mare di Okotskh nel Far East, Kaliningrad nel Baltico e Sebastopoli nel Mar Nero) nonché santuario quasi inviolabile degli SSBN nel Mare di Barents, protetto sul lato mare dalle basi insulari aeronavali di cui abbiamo già parlato nonché sul lato continentale da un consistente e crescente dispositivo che proveremo ora a descrivere.


1. Bastione Kola

Pare che la Penisola di Kola sia la regione più militarizzata del pianeta: primato dovuto alla sua funzione di bastione strategico, posto a protezione non solo degli SSBN che in caso di crisi raggiungerebbero le proprie zone di lancio nei mari di Barents e di Kara, ma anche per la sicurezza dei centri nevralgici russi di Mosca e San Pietroburgo che potrebbero facilmente essere minacciati da flotte di bombardieri in discesa dall’Artico.

Da qui, la necessità russa di munire la regione di Kola di tutte quelle risorse aeronavali e di difesa aerea in grado sia di garantire la sopravvivenza dei sottomarini, sia di limitare i danni alle infrastrutture essenziali del regime, causati da eventuali attacchi da N-O.

Partendo da questi presupposti parte non irrilevante dello sforzo militare russo dell’ultimo decennio è stato il rafforzamento ed ammodernamento delle vecchie basi sovietiche nella regione di Kola integrandole in un sistema a bolla A2/AD in grado se non di bloccare almeno di rendere estremamente costoso il tentativo di forzamento della bolla.

Fino al dicembre 2023, l’intero dispositivo difensivo tra Kola, la Carelia e la costa artica occidentale prospiciente il Mare di Barents, compresi i gruppi insulari della Novaja Zemlja, Terra di Francesco Giuseppe, Severnaja Zemlja ed Isole della Nuova Siberia si trovava sotto il controllo del comando Flotta del Nord che in tal senso svolgeva anche il ruolo amministrativo di Distretto Militare Settentrionale (DMS) con base a Severomorsk presso il comando della flotta e giurisdizione anche sulle unità terrestri, costiere, difesa aerea ed aeronautiche.

La giurisdizione del DMS fino al 26/2/24. Ne era esclusa la Carelia che era parte del Distretto Militare Occidentale


Dal 26/2/24 però, come risposta all’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO la situazione è cambiata: il comando flotta è ritornato al suo ruolo operativo esclusivamente navale, mentre il territorio ex-DMS è passato sotto la giurisdizione del distretto militare di San Pietroburgo esteso fino al confine bielorusso, sottintendendo così una gestione unificata delle minacce che Mosca percepisce provenire da ovest. 


2. Basi, navi e scorie nucleari

Limitatamente al solo territorio ex-DMS le risorse navali di cui Mosca dispone nella regione artica occidentale compresa tra la Penisola di Kola ed il Mare Bianco sono le seguenti.


🔹Flotta del Nord

Con comando a Murmansk. Si tratta della Flotta a più elevata priorità rispetto alle altre tre non a caso inclusiva delle principali unità della Marina russa, tra cui la vecchia portaerei Kuznetsov eternamente non operativa, due incrociatori pesanti classe Kirov di cui uno solo operativo (il Pyotr Velikiy, ammiraglia della flotta), un incrociatore classe Slava (gemello del Moskva affondato in Mar Nero), tre moderne fregate classe Ushakov, tre DDG ex-sovietici classe Udaloy, nonchè due dei sette più recenti SSBN attialmente in servizio nella Marina russa: lo Yuri Dolgorukiy ed il Knjaz Vladimir, classe Borei accompagnati da due dei quattro moderni SSGN classe Yasen (Kazan e Severodvinsk) e da qualche SSN classi Oscar e Akula, in maggioranza vecchie glorie sovietiche, alcune ammodernate di recente (Orel, Smolensk, Gepard, Tigr, Vepr).

A queste unità, variabilmente efficienti, si aggiunge una pletora di unità di superficie e subacquea classificabili tra il ciarpame ed il mediocre, buone a far numero, per un totale di circa 33 navi combattenti di superficie ed altrettanti sottomarini (di ogni tipo). Dunque un complesso non trascendentale, basicamente orientato alla green water e solo sporadicamente alla blue water, afflitto da seri problemi di obsolescenza, manutenzione e corruzione che ne abbassano il ratio di operatività e capacità; il tutto condizionato dai ritardi cronici nella consegna delle unità nuove e dalla dilatata tempistica di ammodernamento di quelle più vecchie, soggetta a frequenti rinvii ed a cicli di manutenzione prolungati oltre il ragionevole.

Detto ciò, sarebbe un errore sottovalutare la Flotta del Nord, non fosse altro per la considerevole potenza di fuoco missilistica che è in grado di erogare, potenzialmente capace di infliggere pesanti danni all’avversario, soprattutto in azioni combinate coordinate con l’aeronautica ed i reparti missilistici costieri.

A ciò va poi aggiunto l’ammodernamento delle principali basi della flotta nella penisola di Kola, segnatamente quelle di Gadzhiyevo e Okolnaya, cui il regime di Putin negli ultimi anni ha dedicato notevoli risorse.

Le basi navali russe nella Penisola di Kola. Fonte AMAP (sopra)




🔹Base navale di Severomorsk

È la principale base della Flotta del Nord, nonché sede del comando flotta. Fino al febbraio 2024 è stata anche contestualmente sede del Distretto Militare Settentrionale, poi trasferito a San Pietroburgo.

Come base del comando flotta, Severomorsk ebbe il suo sviluppo dal primo dopoguerra, ereditando le funzioni di Polyarny. Secondo un rapporto CIA del 1964 declassificato nel 2006, il complesso della base navale era suddiviso in 10 aree operative vale a dire:


1) la base navale vera e propria

2) il deposito carburanti Kolskiy ovest

3) i depositi della base navale

4) l’area caserme

5) il comando sottomarini

6) il comando flotta

7) il deposito carburanti Kolskiy est

8) l’area supporto missili navali

9) il deposito missili navali

10) il deposito munizioni


Severomorsk è base dell’incrociatore da battaglia Pyotr Velikiy, classe Kirov, da 24.000t, già orgoglio della Marina sovietica nonché ammiraglia della Flotta del Nord; è stata però anche teatro di un grave incidente: l’esplosione catastrofica (200÷300 morti) dei depositi missili e munizioni avvenuta il 13-17 maggio 1984, per cause accidentali legate all’incuria.

Dal comando flotta dipende anche l’aviazione navale, di cui vi sono ben tre basi aeree nella sola regione di Severomorsk: di questi assetti ce ne occuperemo in un prossimo articolo dedicato specificatamente all’aeronautica. Relativamente ai temi navali va invece ricordata la presenza di Atomflot, vale a dire della base flotta di rompighiaccio a propulsione nucleare dipendente dal Ministero dei trasporti.

Visione d’insieme di Severomorsk. I moli, i comandi e le caserme del personale sono concentrati sul lato sinistro della baia. Le munizioni e i missili ed un deposito carburanti si trovano invece sul lato destro. La freccia rossa indica il luogo dell’esplosione del 1984

In alto il Pjotr Velyki attraccato ad uno dei moli di Severomorsk. Al molo a fianco accostati ad un traghetto civile si distingue il DDG Admiral Ushakov, classe Sovremenny

Ancora una bella immagine del Pyotr Velyki

Una nave da sbarco classe Ropucha


🔹Sito di stoccaggio di Okolnaya

Con il termine Okolnaya Guba si intende una piccola baia a NE di Severomorsk nei pressi del sito teatro del grave incidente del maggio 1984.

Non a caso, fin dai primi anni ’60, Okolnaya aveva avuto il ruolo di base supporto per il rifornimento di missili nucleari e siluri agli SLBN della Flotta del Nord. Da uno dei suoi moli era infatti partita la nave civile Aleksandrovsk diretta a Cuba con un carico di quelle testate nucleari che poi avrebbero causato la celebre crisi del 1962.

Il ruolo di sito di stoccaggio venne mantenuto anche dopo l’incidente del 1984 ed anzi ampliato in tempi recenti (2014) con l’edificazione di numerosi nuovi bunker per testate nucleari e missili cruise. In particolare risulta sia stata realizzata una nuova area di stoccaggio per gli SS-N-32 Bulava, imbarcati sugli SSBN Borei. In totale entro il 2020 sono stati realizzati ben 50 bunker in calcestruzzo da circa 1.300 m² ciascuno, protetti da muri di cemento e terra e collegati da un intricato dedalo di strade e tunnel sotterranei, con capacità di stivaggio di 200 Bulava.

Vista d’insieme del sito di stoccaggio di Okolnaya: si contano 52 bunker principali, alcuni minori ed almeno un paio di ulteriori scavi. Ai piedi del nuovo sito di stoccaggio di vedono i resti di quello precedente, semidistrutto ed abbandonato (sotto)



Il nuovo terminal di carico/scarico missili nei pozzi verticali dei sottomarini


🔹Base Atomflot

Non si tratta in questo caso di un assetto della Marina ma della base di stazionamento dei rompighiaccio nucleari gestiti dal Ministero dei trasporti: quindi una risorsa formalmente civile anche se di fatto militarizzata, precedentemente nota come Base 92.

Dai primi anni ’60 Atomflot ha sede in uno spazio navale situato alla periferia N di Murmansk e dispone di una piccola flotta formata da sette rompighiaccio, vale a dire Sibir, Arktika, Ural , 50 let Pobedy, Yamal, Vaigach e Taimyr. A questi è previsto se ne aggiungano altri cinque nei prossimi anni per sostituire parte di quegli attuali, rapidamente obsolescenti.

Atomflot, che è una sussidiaria di Rosatom (ed è stata per questo sanzionata dopo l’invasione dell’Ucraina), oltre a gestire operativamente queste navi rompighiaccio, ne segue anche la manutenzione compresa quella al reattore, dismissione e defueling del combustibile nucleare. A tale proposito, Atomflot dispone di alcuni impianti di scarico, trattamento e stoccaggio a breve termine di rifiuti nucleari necessari a manipolare in sicurezza combustibili esausti ed elementi dei reattori rimossi dai rompighiaccio dismessi. Tale processo, che fino al 2022 veniva portato avanti con contributi internazionali, appare ora bloccato e non si sa quando e come potrà essere ripreso.

Veduta d’insieme della base di Atomflot in cui compaiono quattro dei sette rompighiaccio nucleari di cui dispone la flotta


🔹Cantiere navale n.35 Sevmorput

Non dipende dal comando Flotta del Nord ma direttamente dal MoD ed in tale funzione dagli anni ’60 in poi ha provveduto alle riparazioni di sottomarini nucleari di prima generazione ed al rifornimento di combustibili per i successivi: attività sospesa nel 1991 per l’eccessivo rischio di contaminazione radioattiva della città di Murmansk. Il cantiere si trova infatti adiacente la base Atomflot ed a ridosso del centro abitato e nel 1993 fu oltretutto oggetto di furto di 4,5kg di uranio arricchito dagli stock carburante nucleare custoditi nel cantiere: ragione per cui furono anch’essi tolti dalla giurisdizione di Sevmorput e spostati altrove. Attualmente il cantiere ha in carico le interminabili riparazioni della portaerei Kuznetsov, sul cui termine non vi sono previsioni realistiche.

La portaerei Kuznetsov, vecchio rottame d’epoca sovietica attraccata al molo di Sevmorput per lavori di ripristino e ricondizionamento di cui non si intravede la fine


🔹Base navale di Polyarny

È stata resa celebre nella epica scena iniziale del film Caccia a Ottobre Rosso. Si trova 30 km a N di Murmansk all’interno del fiordo del Tuloma, ben protetta da promontori ed insenature, che la tengono isolata dal mare aperto, ovvero il golfo di Kolskiy sul Mare di Barents.

Secondo un documento CIA del 1964 declassificato nel 2017, la base è suddivisa in 16 aree operative, basicamente ripartite su due baie: quella orientale di Jekaterinskaya dove attraccavano i sottomarini convenzionali e quella occidentale di Pala riservata invece a quelli nucleari, in particolare delle classi Delta e Yankee.

Attualmente, Polyarny è base della 4ª flottiglia sottomarini, composta da quattro battelli diesel-elettrici classe Kilo, entrati in servizio tra il 1987 ed il 1989.

Oltre a quella sottomarina è presente anche una base navale che ospita un paio di squadroni di corvette missilistiche ed ASW (probabilmente classi Nanuchka e Grisha).

Polyarny dispone di un cantiere navale (nr. 10 Shkval) nella baia di Pala, dotato di due bacini, dagli anni ’90 in poi riservati perlopiù al disarmo dei sottomarini nucleari in dismissione con relativo svuotamento e maneggio degli impianti nucleari. Nel 1994 a Polyarny venne rimorchiato il K-192, che nel 1989 aveva subito la parziale fusione del reattore con fuoriuscita di liquido refrigerante altamente contaminato.

Veduta d’insieme della base di Polyarny. Sotto, alcune unità di superficie attraccate a Jekaterinskaya



🔹Base navale di Gadzhiyevo Guba

Nota anche come Yagelnaya si trova presso l’imboccatura occidentale del fiordo di Murmansk, prospiciente il Mare di Barents. È attualmente il cuore della Flotta sottomarina strategica russa in quanto base del comando 12° squadrone sottomarini strutturato su due divisioni (31ª SSBN e 24ª SSN), i cui approdi si trovano presso la baia di Skalisty-Yagelnaya, relativamente agli SSBN classe Delta IV (5 vecchi battelli in parte rimodernati), ai nuovi SSBN classe Borei (due battelli moderni), nonché agli SSN classe Akula (6 battelli anziani in varie condizioni operative). Gadzhiyevo dispone di una dozzina di moli.

La baia di Yagelnaya con gli approdi degli SSBN. Zoomando l’immagine se ne notano due: un Delta IV ed un Borei (sotto)


La baia di Yagelnaya come appariva nel 1966 ripresa da un ricognitore USA. Confrontandola con la foto in alto si notano alcuni riempimenti e miglioramenti delle infrastrutture. Il rapporto CIA da cui è tratta la foto, informa che gli approdi 1 e 2 erano occupati da SSBN classi Hotel I e Hotel II


In tempi recenti, tra il 2017 ed il 2018 Gadzhiyevo è stata sottoposta a notevoli lavori di ampliamento e miglioramento, in particolare per quanto riguarda l’edificazione di nuovi bunker di stoccaggio per le testate nucleari degli SLBM di circa 1000 m² ciascuno. In pratica una intera collina sovrastante la baia è stata sbancata per fare spazio ad una complicata rete di strutture in calcestruzzo, bunker sotterranei e relative strade di accesso, ben visibili nelle immagini sottostanti.

Visione d’insieme del nuovo sito di stoccaggio testate nucleari di Gadzhiyevo. Le frecce gialle indicano tre dei bunker, zoomati e visibili in dettaglio nell’immagine qui sotto

Gli stessi tre bunker della foto precedente, zoomati e bidimensionalizzati. In totale si contano almeno 10 bunker di stoccaggio ed alcuni minori. Sotto, un altro settore dello stesso complesso


Visione d’insieme dell’intera area militare di Gadzhiyevo


🔹Approdo di Sayda

A circa 4 km a sud-ovest di Gadzhiyevo si trova la baia di Sayda che ospita un sito open-air di stoccaggio a lungo termine dei comparti reattori nucleari dei sottomarini ex-sovietici dismessi e demoliti a partire dai primi anni ’90. Tale sito era stato costruito a suo tempo (2004) con partnership e finanziamenti tedeschi pari a 700mln/€ ed ha visto l’allestimento di contenitori cilindrici a tenuta radiazioni garantiti per 70 anni.

Oltre al sito di stoccaggio, Sayda avrebbe dovuto ospitare un centro di trattamento e smaltimento rifiuti nucleari che però non è stato realizzato e non è affatto certo lo sarà in futuro.

Circa 3 km a N dell’approdo, di fronte a Gadzhiyevo, si trova poi una piccola baia protetta all’interno della quale è stato allestito un delfinario militare; questa struttura dovrebbe dipendere dall’Istituto Biologia Marina di Murmansk, mentre i centri addestrativi per i beluga di Olenya e Goryachiye Ruchi sarebbero gestiti dal GUGI (si veda oltre).

Veduta del sito di stoccaggio della baia di Sayda. Zoomando si contano 109 contenitori cilindrici (sotto) oltre ad una decina di quelle che dovrebbero essere sezioni di sottomarini smantellati (freccia rossa sopra)



Il delfinario militare di Sayda. l’Istituto di biologia marina di Murmansk opera in collaborazione con la marina russa. Il tentativo di addestrare foche e beluga per scopi militari prosegue dai tempi sovietici, pare senza grossi risultati



🔹Base navale di Olenya Guba

Collocata a circa 4 km a NO di Polyarny Olenya guba ospita il 29° squadrone sottomarini speciale gestito dal GUGI ossia dal Direttorato Ricerche Profondità Marine dipendente direttamente dal MoD. Si occupa dello studio della navigazione e dei materiali ad alte profondità comprese tecniche di sabotaggio a cavi sottomarini e gasdotti, medicina di profondità ed utilizzo di mammiferi marini per scopi militari.

Lo squadrone dispone di nove sottomarini speciali, alcuni dei quali nucleari e ibridi (convenzionali/nucleari) e di alcune navi di superficie, tra cui lo Yantar in grado di rilasciare minisommergibili, le cui attività si sono intensificate circa dal 2017/18, in particolare in quelle tratte di fondale attraversate dai cavi sottomarini in Nord Atlantico, Mare di Norvegia e Mare del Nord.

Due delle principali risorse a disposizione del GUGI sono i sottomarini classi Delta III Podmoskovyie e Delta IV Orenburg: si tratta di ex SSBN modificati con la rimozione del comparto missili e la loro sostituzione con apparecchiature scientifiche. Ambedue i battelli possono trasportare minisommergibili e posare sul fondale dispositivi di ascolto o generatori di rumore.

Da notare come, in tempi recenti (giugno 2023) all’imboccatura della baia di Olenya sia stata dispiegata una rete antisom, frutto evidentemente dell’esperienza derivata dalle batoste subite nel Mar Nero.

Dal GUGI dipende poi il centro ricerche di Goryachiye Ruchi situato a circa 4 km a SE di Polyarny, in una piccola baia sulla sponda occidentale del fiordo di Murmansk: particolarità di questo centro è la sperimentazione militare sui mammiferi marini beluga addestrati a vari ruoli, tra cui il trasporto di telecamere GoPro. Oltre che a Goryachiye, recinti per beluga e delfini si trovano anche a Olenya ed a Sayda.

Olenya Guba è sede infine degli importanti cantieri navali nr. 85 Nerpa, collocati in una baia laterale appena a sud della base navale. Dopo quelli di Sevmash e Zvezdochka di Severodvinsk, i Nerpa sono i cantieri preposti alla demolizione di naviglio nucleare e convenzionale, con uno score di 40 sottomarini smantellati tra il 1994 ed il 2009 tra cui diversi SSBN Delta I e Delta II. Oltre a ciò a Nerpa è stata smantellata dopo 10 anni di lavori conclusi nel novembre 2023, la famigerata Lepse, la nave trasporto carburante nucleare, che per decenni aveva rifornito di barre di uranio i sottomarini sovietici in alto mare, divenendo una sorta di cimitero atomico galleggiante. Lo smantellamento è avvenuto tramite i fondi europei della BERS. Durante gli anni sovietici Nerpa era appoggiata dalla città chiusa di Snezhnogorsk, nota come Murmansk-60 costruita per dare alloggio al personale della base.

Anche in questo caso, come vedremo per Severodvinsk, lo stoccaggio dei materiali nucleari recuperati dai reattori dismessi avviene a bordo di una delle due navi-officina classe classe Malina.



Veduta d’insieme della base di Olenya. La doppia struttura bianca alla testata del molo è un approdo coperto per l’attracco non osservabile di minisommergibili. Alla sua sinistra, zoomando l’immagine si distingue l’ex SSBN Podmoskovyie (sotto)





Il centro di Goryachiye Ruchi. Quegli ottagoni che si intravedono sull’acqua sono i recinti per i beluga, due dei quali sono visibili zoomando l’immagine (sotto). Le altre strutture flottanti dovrebbero invece essere recinti per foche o simili





🔹Base navale di Vidyayevo

Con il nome Vidyayevo si intende una entità amministrativa chiusa (ZATO) di circa 20k abitanti affacciata sulla baia di Ura, 22 km ad O di Gadzhiyevo e 40 a N-NO di Murmansk, dalla quale dipendono le due basi navali vere e proprie: quella della Baia di Ura e quella della Baia di Ara, fisicamente separate tra loro da un istmo largo circa 7 km.
Secondo un rapporto declassificato CIA del 1964, l’approdo di Ura Guba sul golfo omonimo disponeva di otto moli sei dei quali tutt’ora esistenti ed era utilizzato per l’attracco ed il supporto di sottomarini. Attualmente Ura appare piuttosto declassata, con moli e pontili ammalorati ed in cattive condizioni.
Relativamente migliori le condizioni dell’approdo di Ara Guba, che rivela la presenza di quattro moli, intensamente utilizzati tra gli anni ’80-90 da numerosi SSN classi Echo II e Charlie II, poi smantellati ed i cui reattori completi di combustibile, circa una trentina, nonché parte di materiali e liquidi contaminati si troverebbero ancora stoccati in tre tunnel sotterranei originariamente intesi come rifugi per i sottomarini ma mai completati. Non si conoscono le condizioni di stabilità e sicurezza di quei reattori, di cui era previsto il trasferimento in un sito apposito di stoccaggio a lungo termine (80÷100 anni), mai realizzato. Il 28 giugno 1989 la baia di Ara Guba fu contaminata da un incidente al sottomarino nucleare K-192 classe Echo II, di rientro da crociera e dal quale erano fuoriuscirono liquidi radioattivi. Rattoppato alla meglio, il K-192 venne trattenuto ad Ara fino al 1994, quando fu rimorchiato a Polyarny per lo smantellamento.
Attualmente, Ara Guba risulta la base della 7ª divisione sottomarini, formata da quattro vecchi SSN classi Sierra II e Victor III, varati nei primi anni ’90. In precedenza , tra i sottomarini di stanza nella base vi sarebbe stato il Kursk.

Attiva dai primi anni ’60 è stata sede di reparti sottomarini diesel-elettrici e quindi a propulsione nucleare dal 1979 circa.

Visione d’insieme della base di Ara Guba. Attraccati ai due moli centrali è possibile distinguere, zoomando, quattro sottomarini: possibilmente un classe Victor III e tre classe Sierra II



🔹Base navale di Litsa Guba

Collocata sul fondo del fiordo della Litsa a 65 km dal confine norvegese, ha avuto il suo momento di gloria all’inizio degli anni ’80 con l’arrivo alla base, mano a mano che entravano in servizio, dei celebri sottomarini classe Typhoon: forse non il game changer raccontato dalla propaganda del Cremlino e paventato dai media occidentali, ma di certo la realizzazione più avanzata della cantieristica sovietica.
Situata sul lato occidentale del fiordo della Litsa, circa 18 km a NO di Ara Guba ed a 60 km ad E della frontiera norvegese, la base comunica col Mare di Barents attraverso il Golfo di Motovskiy, accessibile solo dopo il superamento di diverse insenature e strettoie che rendono la base virtualmente inattaccabile dal mare.
Secondo un rapporto CIA, declassificato nel 2023, Litsa Guba è strutturata su tre approdi sottomarini: nord (NB) nota anche come Malaya Lopatka, sud (SB) nota anche come Bolshaya Lopatka e sud-ovest (SWB) nota anche come Nerpichya, nonché su un complesso di tunnel scavati nella montagna. Altresì, sulla riva occidentale del fiordo, proprio di fronte alla SB si trova il sito di stoccaggio materiali nucleari dismessi della baia di Andreeva.
Operativa fin dai primi anni ’60 Litsa Guba è stata di volta in volta la home base dei più recenti sottomarini sovietici, solitamente concentrati nella SB ovvero a Nerpichya nel caso dei Typhoon: status che mantiene tutt’ora essendovi stati collocati i due nuovi SSGN classe Yasen, che con i tre datati classe Oscar II, formano l’11ª squadrone sottomarini con comando nella vicina Zaozersk che ai tempi della Guerra Fredda era una delle tante citta-codice nota come Murmansk-150 e nata attorno agli equipaggi dei sottomarini ed alle loro famiglie.

I tre approdi (N, S, SW) che formano la base di Litsa Guba. Protetta da un dedalo di insenature e strettoie ed inattaccabile dal mare, Litsa Guba era stata scelta non a caso come base dei Typhoon

Veduta d’insieme della Base Sud (SB). Zoomando l’immagine è possibile distinguere attraccati al terzo molo dall’alto due SSGN classe Oscar II (sotto)




🔹Sito di stoccaggio di Andreeva

Fa parte dell’area militare di Litsa Guba, ma rappresenta una realtà a sé in quanto è stato tra gli anni ’50 ed il 1982 il principale centro di stoccaggio per combustibili nucleari esausti della Flotta del Nord. Secondo un rapporto del 1997, ben 21.000 elementi di combustibile esaurito provenienti da un centinaio di reattori di sottomarini dismessi, per ben 6t di Uranio-365, si trovavano ad Andreeva, in parte collocati singolarmente in sarcofaghi di calcestruzzo sigillati in tre serbatoi di cemento in pessime condizioni, già gravemente incidentati ad inizio anni ’80 e soggetti a perdite di liquidi contaminati, ed in parte in stoccati in decine di container ammassati nel piazzale in piena esposizione al clima estremo della regione.
Finalmente, dopo anni di incuria ed abbandono ed anche grazie alle pressioni internazionali (ed ai finanziamenti norvegesi e UE), nel 2017 venne iniziata la rimozione dei primi elementi radioattivi con trasferimento a Mayak in Siberia, presso un centro smaltimento scorie nucleari. Entro il 2021 poté quindi essere rimossa circa metà dei contenitori di scorie.
Per via dell’enorme complessità nell’estrazione dei cilindri di combustibile dai loro sarcofaghi di calcestruzzo, il fine lavori era stato previsto nel 2025-26, poi posticipato al 2030. Non è chiaro tuttavia, con la guerra in corso in Ucraina, quale sia lo stato attuale del progetto vista la componente occidentale di tecnologia e finanziamenti che richiedeva per essere portato a termine. Quello che appare certo è che dal 2022 il programma di smaltimento si è di fatto bloccato.
Da notare come una tratta del trasferimento a Mayak dei materiali rimossi da Andreeva avvenga con la nave speciale attrezzata Rossita, finanziata dal governo italiano e costruita da Fincantieri al Muggiano nel 2011.

Il sito parzialmente bonificato di Andreeva, come appare attualmente. Lo si confronti con il mappale qui sotto

1 e 2, piscine in calcestruzzo nel loro nuovo sarcofago; 3 e 4 bunker in calcestruzzo per rifiuti solidi; 5 area di stoccaggio open air; 6 area di stoccaggio per containers; 7 bunker in calcestruzzo ammalorati per rifiuti ad alta radioattività; 8 bunker in calcestruzzo per rifiuti ad alta attività; 9 bunker in calcestruzzo in precarie condizioni per rifiuti liquidi altamente radioattivi



🔹Base navale di Gremikha

Parlare di Gremikha significa riferirsi ad una città-fantasma: si tratta infatti della base navale collegata alla cerchia urbana di Ostrovnoy cittadina di 2.000 abitanti nota ai tempi sovietici come Murmansk-140: vale a dire una delle numerose città-codice sovietiche formalmente inesistenti, realizzate come supporto abitativo ad un’area di interesse militare o scientifico-industriale. Nel caso di Gremikha, un sito di rimessaggio e manutenzione sottomarini nucleari affacciato sul Mare di Barents quasi all’estremità orientale della Penisola di Kola, circa 280 km ad E di Murmansk.
Ad un esame superficiale visuale, Gremikha appare in uno stato di totale abbandono con parte dei moli ridotti a mozziconi e l’intero settore orientale della cittadina demolito ed in macerie. Attraccati ai numerosi moli che ancora sopravvivono si intravedono relitti di sottomarini semi-affondati, così come navi rovesciate a pelo d’acqua; non esistono collegamenti tranne un’unica strada che si inoltra nella tundra rocciosa della Kola orientale, apparentemente perdendosi nel nulla. È visibile una piazzola per elicotteri decisamente ammalorata. Vi è quasi totale assenza di veicoli e solo un gruppo centrale di edifici appare ancora in condizioni abitabili. Spiccano i resti di un piccolo scalo aereo con pista in cemento mentre ad E delle ultime propaggini di Ostrovnoy appaiono due cupole bianche di quello che dovrebbe essere un nuovo complesso radar Rezonas-N recentemente impiantato (2017-2021) anche in altre quattro località dell’Artico (Shoine, Indiga, Novaja Zemlja e Zapoljarnoye). Tra i mezzi militari parcheggiatj attorno ai due radome, si vedono diverse sezioni di sottomarini dismessi.
La dismissione dei sottomarini nucleari è stato l’ultimo ruolo di Gremikha, dopo aver servito come base operativa per i classe Yankee negli anni ’70 nonché come base di rifornimento e raddobbo per i classe Alfa negli anni ’80. Nel 2001 la stessa base di Gremikha venne trasferita dalla giurisdizione del MoD a quella del Minatom, ovvero il Ministero per l’energia atomica, passando così da base militare a cimitero nucleare.
Secondo la Fondazione Bellona, nel 2003 a Gremikha erano stoccati 800 contenitori per un totale di 1,4t di scorie radioattive assieme ai nuclei di sei reattori a metallo liquido degli SLBN classe Alfa.
Già all’epoca Gremikha non era più considerata come base operativa ma unicamente come cimitero per i sottomarini in disarmo della Flotta del Nord, 17 dei quali in smantellamento di cui 6-7 attraccati ai moli, con i reattori ancora carichi di combustibile nucleare.
Non è chiaro quale sia attualmente il livello di contaminazione pericolosità di Gremikha. Negli anni scorsi, grazie a capitali occidentali era stato possibile rimuovere 116 contenitori di scorie e fino al 2022 l’opera complessiva di bonifica appariva a buon punto. Dopodiché l’invasione russa dell’Ucraina ha di fatto decretato la sospensione del programma sine die.

Veduta d’insieme di Gremikha. A parte un nucleo centrale apparentemente abitabile il resto della città sembra in stato di abbandono

I due radome del sistema Rezonas-N. Sulla sx si vedono quelle che dovrebbero essere sezioni di sottomarini smantellati



🔹Base navale di Severodvinsk

Con Severodvinsk usciamo geograficamente dalla penisola di Kola ma rimaniamo comunque sul Mar Bianco, che con il Mare di Barents ed il Mare di Kara completa il bastione strategico settentrionale russo.
In realtà, più che come base navale (che pure possiede) Severodvinsk è nota, oltre che per essere una città-chiusa fin dalla sua fondazione nel 1935, anche come casa-madre della flotta sottomarina per via della presenza dell’unico cantiere in Russia capace di costruire battelli a propulsione nucleare, vale a dire il Sevmasch che occupa 30.000 dipendenti, su cui di fatto si regge l’intera economia di Severodvinsk.

Dopo avere costruito tutti i battelli di ultima generazione tra cui gli Oscar ed i giganteschi Typhoon, adesso Sevmasch è impegnato nella produzione delle classi Yasen e Borey. Oltre a ciò nel 2016 Sevmash avrebbe completato i lavori sul Podmoskovyie, un vecchio classe Delta IV, deprivato del comparto SLBN e riadattato a sottomarino-spia in carico al GUGI di cui abbiamo parlato trattando della base di Olenya.
A parte Sevmash vi è in città un secondo cantiere specializzato nella riparazione, revisione e smantellamento dei sottomarini: gli Zvezdochka, che assieme ai Sevmash occupano uno spazio di 15 km² tra officine, bacini, moli, cantieri.e magazzini. In particolare gli Zvezdochka hanno provveduto allo smantellamento di buona parte del classi Yankee e Delta I, mentre Sevmash quello degli Alfa il cui reattore a metallo liquido richiede particolari precauzioni.

Uno dei grossi problemi di Severodvinsk è la capacità di stoccaggio delle scorie radioattive scaricate dai reattori dismessi: collocate a bordo di una nave officina classe Malina, che periodicamente fa la spola con l’impianto di trattamento di Mayak.

Da sottolineare come, ancorato ad uno dei moli vi sia l’incrociatore nucleare gemello del Pyotr Velikiy, il classe Kirov Admiral Ushakov, sottoposto da un decennio ad un interminabile ammodernamento il cui termine viene continuamente posticipato.


Notevole immagine dell’Admiral Ushakov, da 10 anni ai lavori di ammodernamento. Al suo fianco uno dei Typhoon decommissionati ed il cui destino finale non è ancora stato deciso

Altri due Typhoon ancorati ad uno dei moli di Severodvinsk. Notare l’imponente batteria dei pozzi di lancio aperti per missili nucleari. La potenza di questi giganteschi battelli d’epoca sovietica era enorme e concepita per un first strike nucleare. Dei sei costruiti, tre sono già stati demoliti e gli altri in attesa di esserlo.



Fine parte prima. La parte seconda sarà dedicata alle basi aeree.

domenica 1 giugno 2025

Nella Tana dell'orso. Le basi aeree russe nella penisola di Kola



PARTE TERZA: LE BASI AEREE NELLA PENISOLA DI KOLA


Introduzione


Nell’articolo precedente avevamo parlato delle basi navali russe disseminate nella penisola di Kola. Adesso è venuto il momento di occuparci delle basi aeree, comprese quelle dell’aviazione navale.

Anche queste basi, come quelle navali, fino al febbraio erano state subordinate al comando Flotta del Nord di Murmansk, elevato alla funzione di Distretto Militare Settentrionale: ruolo atipico soppresso dal 26 febbraio scorso, contestualmente alla riattivazione del Distretto Militare di Leningrado con base a San Pietroburgo, esteso dalla regione del nord a quella del Baltico.

Tale ristrutturazione, che ha restituito alla flotta il suo ruolo esclusivamente navale, ha allo stesso modo riportato le basi aeree nella catena di comando dell’aeronautica, ferme restando quelle dell’aviazione navale sotto la giurisdizione della Flotta del Nord.

Vediamo dunque quali sono queste basi, la loro funzione, le numerose chiusure avvenute negli anni ’90 e le parziali migliorie apportate di recente, nel contesto di un dispendioso progetto di militarizzazione della regione artica di cui la penisola di Kola è il bastione avanzato.


1. Base aerea Severomorsk-1

Fondata nel corso della WW2 come base per la protezione aerea dei convogli USA diretti in Unione Sovietica, si trova a ridosso dell’immediata periferia meridionale di Severomorsk. Anche nota come Vayenga-1, è la seconda più importante base aerea della regione di Kola, superata solo da Olenogorsk e durante la Guerra Fredda fu sede di un reggimento ricognitori navali e di un reggimento antisom, oltre a reparti a rotazione di caccia intercettori e bombardieri strategici Tu-16 dei quali, ad un certo momento a metà 1967, se ne contavano ben 46 esemplari identificati in un rapporto della CIA ora declassificato

Declassata di rango dopo la Guerra Fredda con un unico squadrone ricognitori presente in pianta stabile, nel corso dell’ultimo decennio, ovvero circa dal 2011-12, è stata rivitalizzata come base primaria e ristrutturata attraverso importanti lavori di ampliamento e modernizzazione che le hanno consentito, a partire dal 2018, di ospitare e fare operare tutti i velivoli più pesanti dell’aeronautica russa compresi quelli da trasporto.

Subordinata al comando Flotta del Nord la base dispone di una pista in cemento lunga 3.5 km, di alcune piste di rullaggio e di diverse piazzole ed aree di sosta per lo stazionamento di aerei ed elicotteri di vario tipo.

Il dipolo settentrionale del sistema ZEVS di Severomorsk

In particolare si notano: un gruppo di Su-33, probabilmente del 279º Reggimento Caccia della non-operativa Kuznetsov; un paio di ricognitori navali Tu-142; un gruppo di MiG-29; degli Il-38 da pattugliamento ASW; degli An-26 da trasporto; degli elicotteri Ka-27 ASW. Vi è anche un discreto numero di velivoli in demolizione, alcuni parzialmente smontati.



Dall’immagine si rilevano anche diverse aree semi-abbandonate o almeno non ancora cantierizzate: cosa che suggerisce la possibilità di ulteriori ampliamenti seppur con ritmi piuttosto lenti che si trascinano oramai da un decennio.

Nel complesso, Severomorsk-1 pare orientato al pattugliamento aeronavale a lungo raggio tra il Mare di Barents e quello di Norvegia, all’interdizione navale con i Su-33, al pattugliamento ASW nonché alla difesa aerea della bolla sovrastante la Penisola di Kola grazie alla presenza dei Mig-33.

Una immagine di Severomorak-1 tratta dal rapporto CIA del 12/6/67 che identifica una concentrazione di ben.46 Tu-16 Badger oltre a diversi altri velivoli


2. Base aerea Severomorsk-2

Conosciuta anche some Safonovo, la base di Severomorsk-2 si trova 5 km ad ovest di Severomorsk-1 ossia una decina di km a NE di Murmansk e dispone di una pista in cemento di 1,8 km, circa la metà di Severomorsk 2, nonché di piste di rullaggio e relative connessioni, tutte molto deteriorate ed in stato di abbandono. La base infatti, costruita nel 1952 è rimasta in disuso per 24 anni dopo aver servito come sede del 403° reggimento aereo dotato di idrovolanti Be-12, nonché di un paio di reggimenti elicotteri ASW. Dopodiché, nel 2022, da parte del comando Flotta del Nord fu annunciata l’intenzione di riattivare la base, previo un piano di lavori di ricostruzione delle piste e delle infrastrutture, visibilmente ammalorate ed in parte saccheggiate da razziatori fin nelle piastre di cemento della pavimentazione. 

La conclusione lavori secondo quanto riferito a quel tempo era stata prevista nel 2030: tuttavia, ad oggi non risultano migliorie visibili tranne forse lo sbancamento di un un’area all’estremità sud della pista principale, forse in preparazione al suo allungamento fino a 2,5km.

Durante il suo periodo di operatività Severomorsk-2 si appoggiava alla città-chiusa di Safonovo, piccolo villagio lungo il fiordo di Polyarnj che dispone anche di una base idrovolanti.



3. Base aerea Severomorsk-3

Nota anche come Malyavr e situata 28 km a SE di Murmansk, dispone di una pista di 2,5 km adatta ad ospitare il 100° reggimento caccia navali equipaggiato con MiG 29, nonché il 279° reggimento misto con Su-33, Su-25 ed elicotteri ASW Ka-52: tutto questo dopo essere stata per quattro decenni, tra il 1952 ed il 1993, base dei bombardieri strategici Tu-16, di cui una versione sviluppata per l’attacco antinave contro le portaerei americane. Oltre a ciò negli anni 70-80 Severomorsk-3 servì da base terrestre per i velivoli imbarcati sulla portaeromobili Kiev, vale a dire i caccia a decollo verticale Yak-38.

Nella stessa area, circa 5 km a sud della pista si trova poi uno dei centri trasmissioni del sistema ZEVS per trasmissioni a bassissima frequenza con i sottomarini della Flotta del Nord. Circa 11 km a sud del primo si trova poi il secondo dipolo del sistema.

Veduta d’insieme della base di Severomorsk-3

Il dipolo meridionale del sistema ZEVS di Severomorsk


4. La base aerea Olenegorsk

Nota anche come Olenya, è la principale base aerea nella Penisola di Kola, gestita fino al 2020 dall’aviazione navale della Flotta del Nord e quindi subordinata al comando Forze Aerospaziali, recentemente costituito (2015). La base è collegata alla città-chiusa di Vysioky, nota anche come Olenegorsk-8 che ospita le famiglie degli equipaggi di stanza nella base.

Collocata 90 km a sud di Murmansk la base è stata sede della 5ª Divisione missilistica aerea (MRAD Morskaya Raketonosnaya Aviatsionnaya Diviziya) attivata a Severmorsk nel 1942 ed evolutasi fino a comprendere nel 1973 due reggimenti Tu-16 antisom: il 924° a Olenegorsk ed il 987° a Severomorsk-3. La divisione venne disciolta nel giugno 2022 rendendo quindi indipendente il 924° che nel frattempo era passato ai Tu-22.

Strutturalmente la base dispone di una pista di decollo lunga ben 3.500m appaiata ad una analoga pista di rullaggio dotata di ampie aree di sosta e di almeno una ventina di piazzole sulle quali è possibile distinguere molti bombardieri strategici, tra cui 11 Tu-95M ed almeno 35 Tu-22M Backfire in vari stati di efficienza e forse non tutti operativi: un affollamento conseguente alla decisione di allontanare gli aerei dalla base di Engels, vulnerabile ai droni ucraini, per ritirarli a Olenegorsk ritenuta fuori portata.

In realtà, il 25 luglio 2024 proprio un Tu-22 sarebbe stato colpito e danneggiato da un drone nel corso di un attacco ascritto al GUR ucraino.

Non solo bombardieri, ma anche bombe: infatti a circa 19 km a NE di Olenegorsk, si trova Olenegorsk-2 città militare chiusa che durante la Guerra Fredda è stata ed è tutt’ora uno dei siti di stoccaggio per armi nucleari nella Penisola di Kola. Su Olenegorsk-2 ritorneremo nel prossimo articolo.

Un ulteriore sito chiuso è poi Olenegorsk-1 che corrisponde ad una fondamentale base radar strategica Early Warning, situata 7 km a sud si Olenegorsk-2. Anche su questa ritorneremo.

Veduta d’insieme della base di Olenegorsk

Notevole l’affollamento di Tu-22M in una delle piazzole di Olenogorsk

Zoomata su una coppia di Tu-95M in sosta nel piazzale principale di Olenegorsk

5. La base aerea Monchegorsk

Inaugurata nel 1957 è una delle principali basi attive dell’aviazione navale della Flotta del Nord, situata 25 km a sud di Olenogorsk e 105 a sud di Murmansk. Complessivamente, ricopre una superficie di circa 9 km² (900ha) con numerose infrastrutture e molte piazzole ed aree di sosta.

Dotata di una pista lunga 2.400m, fin dall’inizio fu sede di reparti da caccia della PVO ed in particolare del 174° Reggimento da caccia della Guardia, dal 1962 al 2001 equipaggiato con i MiG-19P (1958-1964), gli Yak-28 (1962-1983) ed i MiG-31 (1983-2001). Tale Reggimento venne disciolto nel 2001 ed i suoi MiG-31 riassegnati alla base di Kotlas, presso Arcangelo

Parallelamente, Monchegorsk fu base anche del 98° Reggimento da ricognizione formato nel 1942 e da allora basato a Monchegorsk sugli Yak-28R, (1968-1978), sui Su-17M (1978-1992) sui MiG-25RB, (dal 1985) e sui Su-24MR (dal 1992).

Attualmente la base continua ad essere la sede del 98° Reggimento che però ha assunto configurazione composita, sui Su-24, sui MiG-31 e sugli elicotteri Mi-8.

Veduta d’insieme della base di Monchegorsk

Zoomata sulle piazzole di sosta di Monchegorsk: sopra 9 Su-24. Sotto 8 MiG-31. In complesso nell’intera base si possono contare circa 40 velivoli



6. Base aerea Umbozero

Si trova ubicata nel cuore della penisola di Kola a circa 200 km dalla costa del Mare di Barents ed ha svolto probabilmente la funzione di base alternativa e/o di dispersione in appoggio a Olenya e Monchegorsk. Venne identificato dai ricognitori USA negli anni ’60. Dispone di una pista asfaltata di 2,5 km collegata ad una pista di rullaggio, nonché di una ventina di piazzole di stazionamento per aerei tattici. Manca completamente di infrastrutture e non è quindi destinata a stazionamenti di lungo periodo. La pista appare in discrete condizioni.

Circa 11 km a sud di Umbozero si trova una ulteriore pista, indicata come Umbozero-sud, ovvero Berezovka, ovvero Khariusniy. Costruita negli anni ’60 ed abbandonata verso il 1992, sarebbe stata utilizzata dal 987° Reggimento Aviazione Navale come pista avanzata di sosta o di emergenza per i Tu-16 ed i T-22 impegnati nelle crociere sull’Artico. Lunga 3 km corre parallela ad una pista di rullaggio ed ambedue appaiono piuttosto ammalorate. Non vi è traccia di infrastrutture a parte una piccola torre ed i resti di un piazzale di stazionamento collegato ad una rete di piazzole per circa 27 aerei.

Veduta generale della pista di Umbozero

Veduta generale dela pista di Umbozero-Sud. Le condizioni complessive appaiano piuttosto degradate


7. Base aerea Lovozero

Villaggio rurale di 2.000 abitanti posta nel cuore della penisola di Kola, Lovozero è considerata la capitale in Russia del popolo Sami. Alla sua periferia, circa 2,5 km a NO si trova una base militare dotata di una pista visibilmente in pessimo stato, lunga 700m, una piazzola elicotteri ed alcune infrastrutture apparentemente funzionanti.

La base, nota come si trova a circa 75 km ad est di Olenogorsk e potrebbe essere (stata) utilizzata come pista di decentramento per elicotteri, ovvero ad uso di aerei leggeri di compagnie commerciali locali. Non è chiaro, al momento da chi sia effettivamente gestita. Nel vicino villaggio di Revda ad ovest di Lovozero, si trova la colonia penale nr. 31 di massima sicurezza.

La base di Lovozero


8. Base idrovolanti Safonovo

Collocata nella baia di Gryaznaya sulla sponda est del fiordo di Severomorsk, quasi di fronte a Belokamenka. Dispone di un piccolo eliporto nonché di una ex-base idrovolanti che aveva ospitato i Be-12 prima di cadere in disuso. Secondo quanto riferito nel 2022 dal comando Flotta del Nord, Gryaznaya Safonovo è previsto rientri in un piano di ricostruzione da concludersi entro il 2030.

Gryaznaya altresì ospita un museo dell’aviazione della Flotta del Nord sul cui piazzale sono esposti numerosi modelli di aerei del passato recente oltre a diversi mezzi terrestri.

L’eliporto-idroscalo di Gryaznaya le cui condizioni appaiono piuttosto trascurate. A terra si riconosce un idrovolante Be-12 possibilmente non più operativo

Il piazzale espositivo del Museo di Gryaznaya


9. Base aerea Kilpyavr

Situata circa 30 km ad Ovest di Murmansk ed altrettanti a SO della base navale di Vidyayevi, Kilpyavr è una ex-base aerea dell’aeronautica, dove a suo tempo (1952) era stato attivato il 941° Reggimento caccia intercettori su La-11 e MiG-15, poi rimpiazzati via via con i Su-9, i MiG-23 e quindi nel 1985 con i Su-27.

La base dispone di una pista di 2.500m in condizioni non ancora degradate, affiancata da uno spezzone di pista di rullaggio/area di sosta oltre ad altre aree di di servizio e piazzole visibilmente ammalorate. Sono visibili i resti di infrastrutture solite o incompiute oltre ad un parcheggio per mezzi militari in stato di evidente abbandono. A circa 1km dalla base si trova il villaggio si Kilpyavr, abitato da poche centinaia di persone. Non sembrano esserci infrastrutture visibili.

Veduta d’insieme della base di Kilpyavr


10. Base aerea Khariusniy

Base abbandonata, già appartenente all’Aeronautica, situata nella parte centro-meridionale della Penisola di Kola, a circa 78 km a sud di Lovozero ed a circa 60 ad est della base di Afrikanda. La pista, con andamento NO-SE è lunga 3.000m ed è affiancata da una parallela pista di rullaggio delle stesse dimensioni; ambedue appaiono per lunghi tratti in cattive condizioni, fratturate da crepe e buche e col.cemento visibilmente rovinato. Durante il suo periodo di funzionamento la base sarebbe stata utilizzata come aeroporto di stazionamento per Tu-16 e Tu-22.

Veduta d’insieme della base di Khariusniy. I danni sulla pista principale appaiono evidenti anche a questo livello di zoom


11. Base aerea Taliy Ruchey

La base, abbandonata, si trova in prossimità della costa meridionale della Penisola di Kola, a circa 20 km dal Golfo di Kandalaksha ed a 55 km a sud della base di Khariusny. Durante il suo periodo operativo aveva funzionato come aeroporto di riserva per i grandi ricognitori navali a lungo raggio ed era pertanto probabilmente gestita dalla Flotta del Nord.

Dispone di una pista di 4.000 metri appaiata ad una pista di rullaggio di poco più corta da cui si staccano una dozzina di piazzole di sosta oltre ad un paio di aree di parcheggio. Le condizioni complessive sono pessime ed i lastroni di cemento della pavimentazione appaiono sconnessi ed invasi da arbusti.

Veduta della base di Taliy Ruchey Aumentando lo zoom è possibile individuare le piazzole di sosta protette su tre lati da barriere di terra e cemento (sotto)


12. Base aerea Korzunovo

Durante gli anni della Guerra Fredda, Luostari era la base aerea sovietica più vicina al territorio NATO, in quando situata a soli 16 km dal confine norvegese. La base dipendeva dalla vicina Korzunovo, che ospitava le famiglie dei militari ed, attualmente citta-fantasma abbandonata quasi completamente dopo la chiusura della base avvenuta nel 2000, con il trasferimento di aerei e personale a Severomorsk-1. La base fu sede dapprima (1948-1956) del 174° Reggimento caccia e quindi del 769° Reggimento caccia sui MiG 15, dove prestava servizio Yuri Gagarin, nativo di Korzunovo.

Successivamente dai tardi anni ’60 alla fine dei ’90 Luostari venne utilizzata come base elicotteri dell’esercito, con presenza di Mi-24, Mi-35 e Mi-8.

Nel 2018 rimanevano in città, raggruppate in poche palazzine, circa 250 persone delle migliaia che vi risiedevano a suo tempo, occupate in servizi collegati con una vicina base militare attualmente sede della 200ª Brigata fucilieri motorizzati della Flotta del Nord, ora in Ucraina.

La base dispone di una pista di decollo in cemento lunga 1.700m attualmente piuttosto degradata ingombra di rottami ed invasa dalla vegetazione, affiancata da almeno 28 piazzole di sosta per aerei da caccia, oltre ad una linea di trincee e bunker fronte ad Ovest verso il confine norvegese.

Circa nel 2018 l’area della pista sarebbe passata dal demanio militare a quello civile in vista di un possibile sviluppo edilizio affidato al comune di Korzunovo.

Veduta d’insieme di Koshka Yavr, le cui condizioni di degrado sono più che evidenti

13. Base aerea Koshka Yavr

Situato 18 km a SE di Laustari, Koshka Yavr è una base dismessa dell’aviazione navale sovietica, utilizzato come aeroporto di riserva e sosta per i bombardieri Tu-22 durante le loro lunghe crociere artiche.

Secondo un documento desecretato della CIA datato 1967, Koshka Yavr ospitava Tu-16 Badger e disponeva di alcune infrastrutture di supporto, le cui rovine sono visibili tutt’ora alla testata N della pista.

Dispone di una pista lunga 3.000m attualmente in condizioni di grave degrado, con le piastre di cemento disconnesse ed invase dalla vegetazione. Un’area dj sosta sulla sx della pista appare quasi cancellata, mentre una pista di rullaggio si estende parallelamente a quella principale ed ospita alcune piazzole di ricovero in condizioni non migliori di tutto il resto.

Veduta d’insieme di Koshka Yavr, le cui condizioni di degrado sono più che evidenti

14. Base aerea Afrikanda-1

Collocata nella parte centro-meridionale della Penisola di Kola, a 40 km a N della baia di Kandalaksa ed a 65 km ad O della base di Umbozero, durante la Guerra Fredda fu sede degli intercettori del 431° Reggimento da caccia della PVO su MiG-15, poi Su-19, almeno 30 dei quali potevano trovare alloggi nelle sue piazzole. Dal 431° Reggimento dipendeva il Su-15 decollato da Poduzhemye che il 20/4/78 fece fuoco, dopo averlo intercettato, su un Boeing 707 di linea della Korean Airlines (KAL 902), costringendolo ad un brusco atterraggio d’emergenza con un bilancio di due morti e 13 feriti.

Costruita nel 1953 nei pressi di una vecchia pista d’atterraggio della WW2, la base fu dotata di insoliti confort per l’epoca, compresi alloggi e scuole per le famiglie del personale in forza al reggimento che costituirono una estensione a sé, denominata Afrikanda-2, della base vera e propria.

Nel 1993 il 431° Reggimento venne trasferito a Rogachevo, sostituito ad Afrikanda dal 470° Reggimento sui Su-27 che mantenne la propria linea di volo fino al 1996, allorché la crisi economica in Russia rese il reggimento non più operativo di fatto tanto che, nell’ottobre 2000 venne ordinata la dissoluzione del 470° e la sostanziale dismissione di Afrikanda, che dopo avere funzionato come centro di accumulo pezzi di ricambio per i Su-27, venne definitivamente abbandonato nel 2003.

L’abbandono della base segnò anche la fine di Afrikanda-2 che divenne un villaggio fantasma saccheggiato e diroccato. Un progetto di rilancio della cittadina, attorno a concessioni minerarie di terre rare e metalli pregiati iniziato nel 2018 avrebbe dovuto concretizzarsi nel 2024, ma ad oggi non sembra si sia mosso qualcosa.

A circa 2 km dalla testata orientale della pista si trovano i resti del vecchio aeroporto della WW2, una striscia di terreno sommersa dalla vegetazione ma ancora riconoscibile, attivata nel 1941, che era stata la base del 19° Reggimento caccia, equipaggiato di velivoli USA P40 e Bell Airacobra e che venne utilizzato a tratti anche dalla RAF per la protezione dei convogli americani LendLease diretti a Murmansk.

La base di Afrikanda con le numerose piazzole sosta per i caccia

Le tracce della pista di atterraggio di Afrikanda WW2


15. Aeroporto di Kirovsk – Apatitiy

Si tratta di un aeroporto essenzialmente civile, inaugurato nel 1994 sul sedime della ex-base militare sovietica di Apatity, che durante la Guerra Fredda aveva servito da eliporto militare, dapprima con l’88° squadrone elicotteri su Mi-8 tra il 1977 ed il 1984 e quindi con il 227° squadrone elicotteri EW trasferito da Alakurtti, sempre su Mi-8, tra il 1992 ed il 2000. Dopo la chiusura della base il 227° venne trasferito a Pushkin, presso San Pietroburgo

L’aeroporto dotato di una pista di 2.600m e che mantiene una presenza militare, serve soprattutto le esigenze commerciali di Apatitiy oltre che di Kirovsk, cittadina situata 17 km a N dell’aeroporto.



16. Base aerea di Alakurtti

Su Alakurtti torneremo più approfonditamente in un prossimo articolo inerente le basi terrestri e radar nella Penisola di Kola. Per cui, ci limiteremo al momento ai soli aspetti aeronautici. In tale ruolo venne attivata nel 1939 come base aerea finlandese salvo poi essere annessa all’URSS assieme al resto del territorio di Petsamo (Pechenga) il 13/3/40 dopo la fine della Guerra d’Inverno. Durante l’Operazione Barbarossa tornò sotto il controllo finno-tedesco e quindi nuovamente sovietici nel settembre 1944.

La Guerra Fredda vide la base di Alakurtti, denominata Base Aerea 6960, diventare sede di reparti da caccia e quindi del 4° reggimento bombardieri navali dotato di 12 Su-24, poi disciolto nel 1999

Nel 1992, dopo il ritiro delle truppe sovietiche dalla DDR giunse da Brandis il 485° Reggimento autonomo elicotteri d’attacco (OVP) su Mi-24, dapprima ridimensionato nel 1998 ad 85° squadrone autonomo elicotteri ed infine disciolto nel dicembre 2009.

Attualmente la base di Alakurtti sembra essere operativa, verosimilmente per le esigenze della 200ª Brigata fanteria artica. Sul sedime aeroportuale sono infatti visibili numerosi mezzi militari terrestri parcheggiati alle estremità N e S della pista, lunga circa 2.000m e che appare in discrete condizioni.

Vista d’insieme della base di Alakurtti

Una parte dei mezzi militari parcheggiati alla testata N della pista


FINE PARTE TERZA